S. Messa XXVII Dies Natalis del Servo di Dio Enzo Piccinini
Messaggio del Vescovo di Parma mons. Enrico Solmi
Sabato 23 maggio 2026
Messaggio di Monsignor Enrico Solmi
Vescovo di Parma
Enzo Piccinini una figura e un uomo che mi porta indietro nel tempo. Quando la diocesi di Modena Nonantola era un fermento di pastorale giovanile e il sottoscritto seminarista di teologia. A Serramazzoni d’estate ci si ritrovava con associazioni, movimenti e la pastorale “da cortile” delle parrocchie. Lì lo incontrai come in altri rari momenti. Un sorriso aperto, convinto che faceva saltare quei gradini infidi che c’erano tra i gruppi. Poi il ricordo dell’incidente e la storia che è l’oggi. “E’”, presente del verbo essere, indicativo, perché Enzo “è” e non” fu”.
È nella casa del Padre in quell’ “eterno oggi”, condizione certa della vita eterna. Sorprendente, inimmaginabile a noi creature fragili e, parlo per me, segnate dal peccato. L’oggi eterno di Dio è amore, gioia, esistenza piena che possiamo intuire dagli assaggi di amore e di bello che il Padre ci offre e che noi, nonostante tutto, per grazia, riusciamo ad assaggiare quaggiù.
Enzo Piccinini, come Giancarlo Rastelli, o Odoardo Focherini e tanti altri, è laico, sposo, padre, medico.
Sulla chiamata alla vita e al battesimo è germinata la vocazione al matrimonio, colorata, per queste figure, da professioni impegnative, dedite agli altri, nella cura e nella comunicazione. Ma non basta: una chiamata ulteriore chiede un “martirio”, una testimonianza che tocca l’intimo della persona e che va al di là di ragionamenti, supposizioni, inviti alla prudenza, sia pur veri, ma superati in un “oltre” che solo il Signore conosce.
Se la lapide sbieca nel cimitero di Cittanova di Modena, vicina a quella di un amico fraterno e di persone stimate, lascerebbe a qualcuno indicare un “fu”, la realtà è nel presente che è, al contempo, futuro: “sarà sempre” di un oggi che continua.
In primis, nella realtà: la vita eterna è al di là del tempo, condizione – come sono povere le nostre parole! – che il Signore garantisce in quel “posto” preparato per Enzo e per noi. Ma si radica nel futuro della vita di chi lo ha conosciuto e che da lui ha attinto fede e coraggio e amore. La famiglia ed anche i tanti amici, alimentati dal suo entusiasmo, curati – medico di anima e corpo – nelle fatiche che appellano ad una compagnia pronta a rincuorare, sostenere, dare forza.
Ma anche il futuro della profezia. Oggi richiesta come acqua che genera e luce che rischiara i passi e indica la meta. Passi anche lenti, nel cerchio di luce di una lanterna antica – “luce ai miei passi è la tua Parola” – per non inciampare e raggiungere la meta – “città posta sul monte” – che si vede lontano, luminosa, anche se da raggiungere per vie che ancora si stanno scoprendo. Profezia è avere l’amicizia di chi ce l’ha confidata nella sua cena ultima, la compagnia che ci assicura per raggiungere la patria di tutti. Declinata nell’umano che il Padre ha voluto per suo Figlio, con la sapienza che lo Spirito offre, mai nel nascondimento pavido, mai nell’affronto sgarbato, sempre nella carità schietta della Verità donata.
Enzo tra la moltitudine che abita la città di Dio, perché ha abitato con Dio, la città degli uomini.
Vescovo di Parma – Enrico Solmi



