S. Messa XXVII Dies Natalis del Servo di Dio Enzo Piccinini
S. Messa in occasione del XXVII Anniversario del Dies Natalis del Servo di Dio Enzo Piccinini celebrata da Mons. Giovanni Mosciatti – Vescovo di Imola, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, Parma
Sabato 23 maggio 2026
Omelia di Monsignor Giovanni Mosciatti
Vescovo di Imola
“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva.” (Gv 7,37-39)
Gesù pronuncia queste parole a Gerusalemme, durante l’ultimo giorno della Festa delle Capanne, un momento liturgico fortemente legato all’acqua e all’invocazione della pioggia. Ma è anche la promessa dello Spirito Santo, come acqua viva che sarà donata all’umanità dopo la glorificazione di Cristo. Chi accoglie Gesù non solo placa la propria sete, ma si trasforma a sua volta in una sorgente di acqua viva per gli altri. Enzo è stato così: la sua vita come un fiume in piena, una passione instancabile per l’uomo, un’energia vitale capace di rispondere alla sete di significato delle persone incontrate in corsia e nella vita di tutti i giorni.
Enzo era un uomo conquistato da Cristo, e questo si esprimeva in mille modi. Una passione trascinante che ha portato tanta gente a cambiare la loro vita, per aprirsi a Cristo presente. Don Giussani ci ha sempre ricordato che dall’intuizione avuta in dialogo con lui “disse il suo “sì” a Cristo con una stupefacente dedizione, intelligente e integrale come prospettiva, e rese la sua vita tutta tesa a Cristo e alla sua Chiesa. E la sua adesione a Cristo fu così totalizzante che non c’era più giorno che non cercasse in ogni modo la gloria umana di Cristo”. “La sua statura di uomo, investita dall’umanità di Gesù, si era dilatata, comunicandosi di schianto a chiunque incontrasse, con quell’impeto di vita che lo caratterizzava e del quale non potevamo fare a meno – quando lui non c’era mancava qualcosa al nostro radunarci -, così che era immediato in chi lo accostava anche solo per un momento – collega o paziente – l’urto di una presenza umanamente eccezionale, che ridava speranza e quindi faceva sorgere la domanda su come mai era così.”
Man mano che passa il tempo dobbiamo proprio chiedere che riaccada a noi quello che è successo a Enzo. Vivere quello che Enzo ha incontrato è il dono più grande che può accadere a ognuno di noi. Il problema della vita allora è trovare la cosa grande che la riempie. Il segreto della vita è tutto qui! Non sono le cose che facciamo che possono riempire la nostra vita.
Quante volte ci ha ricordato il cammino da compiere. Ad esempio in uno degli ultimi incontri con operatori sanitari a Cesena il 12 marzo 1999: “Bisogna mettere il cuore in quel che si fa, non è un problema di umanitarismo di maniera, non è un problema di tecnica. Mettere il cuore in quel che si fa è mettere il proprio desiderio di felicità insopprimibile, in tutto. Per far questo ci vuole però qualcosa di più grande di sé nella vita a cui rispondere. Altrimenti la valutazione di quel che ti danno, che non ti danno, dell’esito delle questioni uccide qualunque desiderio di felicità. Ci vuole qualcosa di più grande, per cui anche le situazioni che non capisci hanno senso. Ci vuole qualcosa di più grande per cui devi ammettere che puoi anche non capire, che può anche andare come tu non vuoi. […] Ci vuol qualcosa di più grande per essere liberi. La vita non è in mano nostra, io non mi faccio da me e perciò per questo c’è qualcosa di più grande e comincio ad ammettere che anche quello che non mi va ha un senso, può avere un senso. Però non basta. […] Non si resiste, dopo un po’ anche il meglio intenzionato non ce la fa. Bisogna che questo “qualcosa di più grande” sia una esperienza che uno fa. Ma diciamo di più: che questo “qualcosa di più grande” sia Qualcuno o Qualcosa cui si risponde, che sia presente. Io qualche volta chiudo gli occhi, vedo la faccia degli amici e mi riprendo. C’è una realtà presente cui faccio riferimento e riprendo. […] Ma non basta nemmeno questo, non basta nemmeno un senso cristiano della vita. Perché le situazioni sono tali per cui veramente è impressionante come non si riesca a saltarci fuori umanamente. Uno diventa meschino, senza volerlo. Cosa ci vuole allora? È l’ultima condizione. Bisogna non essere soli.”
Ed è la grande promessa di Gesù all’ultima cena: “il Padre vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.” (Gv 14, 16-17)
Che il Signore ci doni, in questo mese di grazia di maggio, che ha visto l’inizio della fase diocesana della causa di Beatificazione di Novella Scardovi il 9, la chiusura della fase diocesana di don Giussani il 14 ed oggi la memoria della nascita al cielo del nostro caro Enzo, di poter sempre ripetere con gratitudine e certezza, in compagnia dei Santi, “Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam.”
Fondazione Enzo Piccinini






