Una presenza che ridesta il lavoro

La compagnia di Enzo tra le corsie dell’ospedale Careggi

Tutto è iniziato dal desiderio d i una novità e dall’amore per un luogo di lavoro da cui oggi molti vorrebbero scappare, rischiando sempre meno e lasciando spesso spazio al lamento. Il rischio, oggi, per chi vive l’ambito sanitario e lavora all’interno degli ospedali è infatti quello di diventare spettatore stanco e impaurito della propria quotidianità.

Da questa esigenza è nato il desiderio di portare la mostra preparata da alcuni ragazzi del CLU d i Bologna sul nostro amico Enzo Piccinini.

A novembre 2024, un gruppo iniziale formato da pochi amici, che lavorano all’Ospedale di Careggi o in altre strutture sanitarie, con il prezioso coinvolgimento del Centro Culturale di Firenze, ha promosso la possibilità di visitare la mostra presso la Cappella del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Careggi di Firenze.

Un luogo per noi particolarmente importante, dove recitiamo l’Angelus. La mostra è stata visitabile nell’ultima settimana di novembre e si è conclusa con un incontro di presentazione del Libro Amico carissimo, scritto da Pierpaolo Bellini e Chiara Piccinini, che sono intervenuti, moderati dal prof. Andrea Simoncini, nell’Aula Magna del CTO di Careggi, dove erano presenti circa 400 persone.

Tutto è andato oltre ogni aspettativa, anche considerando i dubbi iniziali legati a un desiderio così grande. Nel verificarsi di questo desiderio, è stata impressionante la risposta della nostra comunità: molti si sono resi disponibili a fare da guide alla mostra, aiutati anche dall’incontro con l’entusiasmo e il gusto della contemporaneità del rapporto di Enzo con due giovani ragazzi del CLU d i Bologna, Teresa Pastore e Marco Ercolani.

La mostra è stata visitata non solo dalla nostra comunità, ma anche da colleghi, pazienti e da persone di passaggio nella cappellina, essendo collocata in un luogo centrale dell’ospedale. La mostra e l’incontro sono stati un vero vortice di eventi inaspettati: ci hanno resi più attenti a tante cose del nostro lavoro quotidiano, hanno generato cambiamenti in chi si è coinvolto come guida, facendo riemergere domande sopite. Abbiamo visto lo stupore provocato dalla figura di Enzo nei colleghi, nei pazienti, negli amici. Abbiamo avuto davvero il privilegio di vedere il nostro amico all’opera.

Tra noi, e insieme a chi si è implicato da subito in questi gesti, oltre a una grande gratitudine, ciò che ci portiamo dietro è la memoria di ciò che ha generato il soffio di quel nostro piccolo “sì” e la responsabilità di quanto abbiamo visto e toccato con mano in quei giorni: che si può vivere sempre e tutto così. Una bella promessa, una bella sfida.

Con Enzo era prevedibile che non ci si sarebbe accontentati di una sola settimana. Così si sono accesi nuovi desideri: quello di tenerci più presenti tra chi lavora nel mondo della sanità, iniziando anche un rapporto con i ragazzi del CLU di Medicina, e quello di poter appendere un pannello dedicato a Enzo.

Il gruppo iniziale di amici si è così allargato, coinvolgendo altre persone nella realizzazione di un pannello che potesse tenere dentro tutto ciò che Enzo rappresenta per noi. Un pannello che fosse di aiuto e di memoria per noi operatori, per i colleghi, per i pazienti, per chiunque si imbatta in quel luogo del nostro ospedale.

Frate Walter, responsabile della cappellina, che da qualche anno ha iniziato a conoscerci e stimarci – anche grazie a un altro amico medico d i Careggi, Roberto Giulio Romanelli, scomparso alcuni anni fa, che ha favorito il nostro vivere questo luogo proponendoci la recita dell’Angelus – ci ha confermato la possibilità di collocare un pannello. Inizialmente abbiamo quindi appeso l’ultimo pannello della mostra dei ragazzi del CLU, in attesa di realizzare “il nostro”.

Il gruppo iniziale di amici si è così allargato, coinvolgendo altre persone nella realizzazione di un pannello che potesse tenere dentro tutto ciò che Enzo rappresenta per noi. Un pannello che fosse di aiuto e di memoria per noi operatori, per i colleghi, per i pazienti, per chiunque si imbatta in quel luogo del nostro ospedale.

In tutto questo è stato fondamentale, fin dall’inizio, il nostro rapporto con la Fondazione. Con Massimo, presente anche all’inaugurazione, abbiamo condiviso ogni passo, fino a inviargli un plico contenente tutto il materiale di testimonianze della mostra, destinato al processo di canonizzazione di Enzo.

Il nostro amico Enzo è sempre stato per noi un grande riferimento nel lavoro. Ma in tutto ciò che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, si è rivelato una compagnia presentissima e un sostegno concreto per la nostra vita e per il nostro lavoro quotidiano.

Sabato 17 gennaio 2026, si è tenuto un gesto di inaugurazione del pannello, con un dialogo con Anna Rita Piccinini e, a seguire, la celebrazione della Santa Messa, celebrata da Frate Walter.

Hanno partecipato numerose persone del mondo sanitario e non, ed è stata un’occasione preziosa per dialogare sulle tre grandi sfide che Enzo ha consegnato alla nostra vita e alla nostra responsabilità quotidiana, e che abbiamo voluto raccogliere e testimoniare nel pannello: mettere il cuore in ogni cosa, il bisogno di una vita unita e di non essere soli, e il significato dell’offerta di sé ad un Altro.

Siamo tanto grati ad Anna Rita per averci testimoniato il suo vivere rispetto a queste sfide, donandoci spunti di lavoro concreti per il nostro lavoro in ospedale, per la nostra vita e per la nostra quotidianità, e per averci fatto sperimentare la contemporaneità e la pienezza dell’esperienza di Enzo, così viva e profondamente corrispondente per noi e per il mondo.

Con tutta la nostra gratitudine.

Saverio, Donatella, Elisa.