18 anni al servizio di Enzo
Massimo Vincenzi lascia la presidenza della Fondazione. Un cammino di impegno e tanti risultati
“Fu una sorpresa. Una totale sorpresa”. Risponde così Massimo Vincenzi, alla mia domanda su come sia diventato presidente della Fondazione Enzo Piccinini. Lo divenne nel 2007, lo è rimasto fino alla fine del 2025. Sono 18 anni (diciotto!), che, forzando in tanti la sua naturale ritrosia, siamo riusciti a farci raccontare. “Avevo collaborato a preparare lo stand della Fondazione al Meeting di Rimini. Stavo facendo le pulizie, alla vigilia dell’apertura. Mi impegnai tanto che ebbi un contraccolpo fisico. Mi portarono al pronto soccorso e ci passai la notte”.

Massimo Vincenzi durante un momento della messa per la chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione (22/02/2025)
La sua dedizione dev’essere stata la chiave. La Fondazione esisteva dal 2002; il presidente era Giovanni Nicolini, consiglieri Luca Rossi (presidente attuale), Luigi Benatti, Emanuele Forlani, Giampaolo Ugolini, Massimo Moscatelli e una sorella di Enzo, Giuliana. “Era una forza della natura, – ricorda Massimo – viveva a Quattro Castella ma era sempre a Modena, a Bologna e ovunque servisse diffondere l’esperienza del fratello”.
Comincia così, per un “sì” alla richiesta degli amici e del Movimento, il lungo cammino di Vincenzi al vertice della Fondazione Enzo Piccinini. Convincendolo a srotolare il percorso della memoria, riemergono infinite attività.
Nel 2009, don Julian Carrón celebra nel Duomo di Modena il decimo anniversario della salita al cielo di Enzo, su cui esce il primo libro, dell’amico – concittadino e coetaneo – Emilio Bonicelli. Il libro di Bonicelli “Enzo. Un’avventura di amicizia” fu presentato al Meeting da Giuliano Barbolini, politico PD, ex sindaco di Modena ed assessore regionale alla sanità. La gran folla che assistette e lo spirito che si generò furono le basi per dare vita al “Premio Piccinini”; la prima edizione, nel 2010, fu nell’aula magna dell’Università di Modena e fu premiato Mario Melazzini. L’anno dopo, il premio andò alla neonatologa Elvira Parravicini, della Columbia University”.
Nel 2014, la Messa di anniversario, da sempre un punto fermo nell’attività della Fondazione, fu celebrata nella cappella privata dell’arcivescovo di Milano, cardinale Scola. “Invitammo Davide Prosperi, allora vicepresidente della Fraternità di CL, ad un’assemblea dei Fondatori. Lui ci sollecitò a valorizzare il gran numero di presentazioni di “libri del mese” che Enzo aveva fatto in giro per l’Italia”.
Molti amici (anche chi scrive queste righe) s’impegnarono a sbobinare i testi di Enzo, raccolti in tanti incontri. Nacque così “Il fuoco sotto la cenere”, che radunava le presentazioni a “Ilia e Alberto”, “Vita e destino”, Corpi e anime” e “Lettere sul dolore”, ponendo a tema le domande sul senso della vita, la ricerca della felicità e la sfida aspra del dolore.
“Il libro fu presentato al Meeting, e la sala si riempì soltanto con il passaparola; intervennero Cesana e Prosperi. Fu un incontro memorabile. Tutto ciò che abbiamo fatto – sottolinea Vincenzi- è stato generato da spunti della realtà. Non abbiamo proceduto realizzando idee nostre. E ogni passo ci confermava che a guidarci era Qualcosa di più grande”.

Massimo Vincenzi durante un momento della messa per la chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione (22/02/2025)
Fu così anche per l’avvio della causa di beatificazione. Luigi Benatti (allora responsabile della Comunità di CL di Bologna) incontra il neo-arcivescovo Matteo Zuppi, che accetta di conoscere anche Fiorisa Manzotti, vedova di Enzo, e Massimo Vincenzi. I tre gli raccontano delle tante persone – soprattutto giovani – colpite dalla forza e della fede di Enzo e il prelato domanda: “Ma non avete mai pensato a consultare un postulatore?”. “Noi eravamo tutti certi della santità di Enzo; la sorella Giuliana, insieme all’altra sorella – Suor Chiara – da tempo insisteva. Partimmo”.
Di nuovo entra in campo il giornalista reggiano Emilio Bonicelli, che aveva seguito la causa di beatificazione del giovane Rolando Rivi e che suggerisce il nome di Francesca Amedea Consolini. “La dottoressa Consolini – sottolinea Massimo – si è talmente appassionata alla causa da diventarne ella stessa testimone”.
Il primo passo sulla complessa strada del diritto canonico fu la “translatio fori”, cioè la richiesta di spostamento dell’incipiente causa dalla Diocesi di Fidenza (nel cui territorio Enzo aveva perso la vita in un incidente autostradale notturno, rientrando da Milano, dove aveva incontrato don Luigi Giusssani) a quella di Modena, dove il chirurgo reggiano risiedeva. L’arcivescovo di Modena don Erio Castellucci (che già nel 2016 aveva celebrato la Messa nell’anniversario della salita al cielo) accompagnò fin dai primissimi passi il cammino della Fondazione. Nel 2018 arrivò l’autorizzazione al Translatio, nel 2019 furono completati i passi preliminari.
Così alla Messa del 2019, ventesimo anniversario di Enzo, officianti mons. Castellucci, il vescovo di Reggio mons. Camisasca e il presidente della Fraternità di CL don Julian Carrón, un emozionatissimo Massimo Vincenzi diede l’annuncio che stava prendendo il via la causa di beatificazione di Enzo. “Avevamo lavorato tanto, in maniera del tutto riservata. Nemmeno a mia moglie l’avevo detto”.
Comincia da qui un intenso lavoro, estremamente proficuo, sempre affiancato dalla paterna amicizia di mons. Castellucci. Nel giugno 2020, nel Duomo di Carpi, l’arcivescovo legge l’editto del Dicastero; vengono nominate la Commissione teologica e la Commissione storica (Patrizio Calderoni, Davide Spitaleri e Gianni Varani); vengono preparati i volumi di documentazione che costituiscono il presupposto dell’avvio della causa. Il 10 dicembre 2022 viene solennemente costituito il “tribunale diocesano”, formato dal promotore di giustizia canonico dottor don Riccardo Fangareggi, dal delegato del vescovo don Franco Borsari e dal notaio cursore Massimo Poggi.
Meno di tre anni dopo, il 22 febbraio 2025 (era esattamente il ventesimo anniversario della salita al cielo di don Giussani, fa notare Vincenzi) la fase diocesana del processo si chiude e gli atti, opportunamente sigillati, vengono inviati a Roma al Dicastero per le causa dei santi. “Io ho avuto il grande onore di essere indicato come portitore”, racconta Vincenzi.
“Siamo andati a Roma in quattro, ciascuno con un pacco, sommamente preoccupati di non danneggiare i sigilli”.
Durante tutti gli anni della presidenza, Vincenzi ha curato che l’attività della Fondazione fosse continuativamente resa nota ai tanti che avevano conosciuto Enzo e ai tanti che, pur non avendolo conosciuto di persona, ne avevano fatto un punto di riferimento. Ciò è accaduto attraverso la pubblicazione periodica di una Newsletter, che raggiungeva oltre duemila indirizzi; la promozione della traduzione in inglese e in spagnolo di significativi interventi di Enzo; la collaborazione con iniziative quali il New York Encounter; l’organizzazione di un archivio dei suoi interventi, consultabile online a richiesta.
Intanto venivano pubblicati altri due volumi. Marco Bardazzi ha scritto “Ho fatto tutto per essere felice. Enzo Piccinini, storia di un insolito chirurgo”, editore Rizzoli. Pier Paolo Bellini e Chiara Piccinini (una dei 4 figli di Enzo) firmano “Amico carissimo. Enzo Piccinini nelle sue parole e nei racconti di chi lo ha conosciuto”, ancora Rizzoli.
“Dopo la consegna dei pacchi al Dicastero – prosegue Vincenzi – sono stato certo che il mio compito come presidente era concluso. Già in precedenza avevo proposto la mia sostituzione, ma questa volta sono stato assolutamente determinato”. Così, l’assemblea dei fondatori di novembre 2025 ha accolto la richiesta di Massimo e ha deciso un significativo rinnovamento (e ringiovanimento) del vertice della Fondazione Enzo Piccinini.

Massimo Vincenzi a Roma per la consegna dei pacchi al Dicastero (4 marzo 2025) (da sin. Maurizio Ori, Massimo Vincenzi, Gerardo Capriglione, Giovanni Nicolini, don Franco Borsari)
Schivo ed umile oltre ogni immaginazione (abbiamo faticato parecchio a convincerlo ad accettare questa intervista per la Newsletter), Massimo mi stupisce ancora una volta, quando gli chiedo cos’è stato, di tutti questi anni, di tante attività, quella che lo ha colpito di più. Sorride e ricorda: “Quando, nel Duomo di Modena, annunciai l’avvio della causa di beatificazione, subito dopo questo solenne messaggio inciampai nella moquette e rischiai di cadere. Ecco, mi dissi, così non ti inorgoglisci e tieni sempre in mente che a fare tutto è Dio”.
Durante tutti questi anni, Massimo è stato anche un dirigente informatico, un marito, un padre e un nonno. Il cielo si è preso troppo presto la “sua” Milena Lucia, di cui ricorre il quinto anniversario della scomparsa. Le tre figlie, Barbara, Maria e Anna – sparse tra Michigan, Oxford (UK) e la Brianza – lo hanno reso nonno già cinque volte (Costanza, Alessandro, Lucia, Valentina e Cecilia), e sta per arrivare il sesto nipotino, Michele. In giro per il mondo a fare il baby-sitter tutte le volte che serve, Massimo si sta impegnando inoltre in una nuova opera, nata dall’esperienza del “Nazareno” di Carpi.
È “Casa Lucia” (in ricordo della moglie), che sarà fattoria didattica, centro per l’autismo e residenza per persone svantaggiate. E che sarà accompagnata da un libro: “Me l’ha suggerito Gemma Capra, la vedova del commissario Calabresi. Mi ha detto: devi assolutamente raccontare ai tuoi nipoti chi era la loro fantastica nonna”. E la storia torna al punto d’inizio, a Enzo Piccinini, “al quale devo un’enorme gratitudine, perché lui ha accompagnato tutta la mia vita. L’ho conosciuto proprio attraverso mia moglie, quando entrambi eravamo giovani universitari…”.
Lisa Bellocchi

