Legione d’onore all’amico Silvio Guerra

Nel giugno scorso ho ricevuto la decorazione della Légion d’Honore, nell’ordine delle Palmes académiques. È un’onorificenza prestigiosa conferita a persone che si distinguono nel campo dell’educazione scolastica.

Durante la cerimonia, ho ricordato nel mio discorso che fu proprio Enzo a propormi di rimanere in Francia e dedicarmi all’educazione in ambito scolastico. In quel periodo, non pensavo proprio di rimanere in Francia e soprattutto di insegnare.

Nel 1990, Enzo aveva conosciuto, non so per quali vie, una laica consacrata, responsabile della catechesi in scuole cattoliche a Parigi: Enzo fece a me e a Cécile, unici 2 universitari a Parigi, la proposta di aiutare questa signora.

Cécile aveva conosciuto il movimento pochi mesi prima. Aveva partecipato alle vacanze internazionali a la Thuile conosciuto Enzo in modo fortuito. Durante un pomeriggio si era trovata accanto a questo medico che interveniva per un malore occorso ad una ragazza francese. Inaspettatamente, lui le chiese di accudire questa ragazza e di tenerlo informato del suo stato di salute. Cécile, di carattere poco incline a farsi comandare, e senza porsi troppe domande su chi le stava parlando, disse a questo medico: «Scusi ma lei chi è? Perché mi chiede questa responsabilità? È cosciente di quello che mi sta chiedendo? Io devo sorvegliare una malata?? Non sono medico!».

Quando riuscivi a sorprende veramente Enzo, il suo cuore diventava smisurato e prendeva sul serio tutto quello che dicevi, anche la cosa più assurda. Senza giudicarti e né scandalizzarsi per la grettezza con cui doveva confrontarsi, anzi con un sorriso che ti conquistava ancora prima di aprire la bocca o pensare, con il suo sguardo profondo prese sul serio le parole di Cécile. Con voce pacata, le chiese: «Come ti chiami?……. Cécile, stai attenta, non ti chiedo di curare questa ragazza o di salvarle la vita, ma vista l’urgenza della situazione, ti chiedo di starle accanto. Ha bisogno di non sentirsi sola perché non lo è e in questa situazione tu sei l’unica persona al mondo che può starle vicino. Tu puoi farlo!».

Dopo pochi mesi, questo medico, dai discorsi succinti, si presentò a Parigi. In quel periodo, veniva regolarmente a seguire le operazioni del professor Park.

Convocò me e Cécile per chiederci se volevamo aiutare questa laica consacrata a fare lezioni di religione in scuole cattoliche. Né io né Cécile avevamo un’idea precisa di cosa volesse dire; ci conoscevamo appena, quasi per caso. Ognuno aveva il suo temperamento. Enzo lo capì da subito. Oltre a non avere molti punti in comune, non sapevamo nemmeno da che parte cominciare. Quindi ci sfoderò un argomento al quale non avremmo mai potuto controbattere: «Guardate che per noi è fondamentale aiutare questa persona nella scuola francese. Avessimo in Italia, delle persone che ci fanno una simile proposta!». Quindi non rimase che buttarsi nell’avventura. Cécile, titubante, seguì.

Fu questo l’inizio che marcò la mia esile decisione, che divenne con il tempo una solida e lunga carriera nell’educazione. Non fu un’analisi o una strategia che Enzo aveva pensato. Ebbe la capacità di cogliere un’opportunità che si era presentata per offrircela, affinché diventasse, con la nostra energia, una proposta di vita.

Da quel giorno, tutte le volte che veniva a Parigi, ci dava appuntamento la sera, fuori dall’ospedale, per incontrarci.

Il tratto di Enzo che innanzitutto ci colpiva era la gioia di ritrovarci. Era esausto, perché aveva assistito a varie operazioni, dalle 7.00 del mattino. Non aveva pranzato. Aveva la camicia ancora macchiata dal sangue delle operazioni, eppure, invece di rientrare in albergo per riposarsi, voleva stare con noi ad ascoltarci mentre raccontavamo il nostro quotidiano. Ossia le mie lamentele perché per me era chiaro, a seguito della frase di Enzo, che lui mi chiedeva di proporre il movimento (CL) nella scuola francese e di creare una scuola di comunità con i ragazzi. La realtà che ci trovavamo di fronte, al contrario, erano ragazzi senz’alcun interesse né per la fede e tanto meno per CL. In più Cécile non era molto convinta. Per cui, alla fine eravamo scoraggiati dai nostri numerosi dubbi e dai risultati irrisori.

Tra una côte de bœuf e un flan, Enzo riusciva sempre a sciogliere le nostre resistenze. Ci incoraggiava a continuare dandoci «l’appetito» per rimanere con quei ragazzi. Ci aiutava a guardare la realtà in modo semplice, per superare tutte le nostre preoccupazioni e complicazioni.

Ogni volta ci ripeteva che «il cristianesimo è un incontro anche per quei giovani che pensavano di avere tutto e non aderivano a niente. Ciò che fa la differenza – sottolineava sempre – è la vostra presenza. “Come Cristo: è compagnia all’uomo affinché l’uomo diventi cosciente che non è più solo”. Ancora una volta, non un discorso ma una «presenza»: esserci.

La volta dopo, avevamo un nuovo argomento per lamentarci. Avevamo avuto l’idea di proporre una serata a teatro. Su 28 ragazzi, ne erano venuti 3. Un’altra volta, li avevamo invitati a pranzare insieme. Si presentò una sola ragazza! Mentre noi sgranavamo i nostri miseri numeri, segno di fiasco totale, Enzo sgranava il suo sorriso di vittoria: “Ma è bellissimo. Avete già vinto! Basta un ragazzo. Non dovete preoccuparvi di contare ma di stare con loro gratuitamente. Passate del tempo insieme a loro, a studiare, a stare con loro senza giudicarli ma mostrando a loro che sono importanti per voi perché è il metodo che Dio usa nella storia dell’uomo. Fategli capire che sono importanti agli occhi di Dio!».

Enzo non faceva mai nessuna analisi sui giovani, sul loro spleen, sul loro comportamento individualista, ben noto a chi conosce la Francia. C’incoraggiava a essere compagnia al destino dei ragazzi che incontravamo. Lo stesso metodo – rivoluzionario – che Enzo usava con noi due. Tutto era occasione per guardare e condividere ciò che conta nella vita: scoprire la presenza di Cristo nelle circostanze.

Quando aveva finito la birra e il dessert, i nostri occhi brillavano per la compagnia gratuita che Enzo ci faceva toccare.

Le cene terminavano sempre con un compito: «Siate amici tra voi due. È una grazia anche se, ora, non la vedete e tutto sembra difficile. Siate amici non perché l’avete scelto, non perché vi siete simpatici, ma perché è Cristo che vi ha scelti. Questa obbedienza diventerà un richiamo per voi e per tutti gli altri che incontrerete. Quando il vostro rapporto diventerà più fluido tra voi, ricordatevi: c’è Uno tra voi, oppure non c’è niente».

Abbiamo intrapreso 2 strade diverse: Cécile si è sposata ed è entrata nella diplomazia. Io ho continuato nella scuola francese. Ci vediamo, 3 o 4 volte all’anno, perché l’incontro con Enzo ha saldato un’amicizia indissolubile. Grati perché il Mistero è venuto a cercare le nostre persone attraverso il volto di un uomo: Enzo, un uomo felice, con un cuore infinito.

Silvio Guerra